Moth non aveva idea di come l’altro avrebbe interpretato il fatto che lo avesse chiamato. Questa volta, non sapeva nemmeno fino a che punto avrebbe potuto lasciare che la cosa gli montasse la testa. Tuttavia, nel profondo, sapeva esattamente cosa stava facendo.

Era iniziata quel giorno, quando Pun lo aveva invitato a pranzo per il suo compleanno, che sarebbe stato due giorni dopo, e gli aveva anche portato un regalo.

«Buon compleanno, Moth.»

«Grazie. Se non avessi te, qualcuno con una brutta personalità come la mia probabilmente non avrebbe nessun amico. Davvero non voglio perderti.»

«Quando un giorno avrai un fidanzato, un amico come me potrebbe non significare più nulla.» Pun lo disse come se fosse niente, ma Moth colse la leggera sofferenza nascosta nel suo tono di voce.

«Non avrò un fidanzato. Mai. Tu piuttosto. Qualcuno buono come te troverà una persona altrettanto buona, un giorno. Quando accadrà, io probabilmente perderò importanza». Moth parlò seriamente, quasi come se stesse cercando di dirgli qualcosa. Ma, anche così, Pun finse di non capire.

«No. Non smetterai mai di essere importante per me.»

Quell’affermazione implicita bastò a mandare Moth nel caos. Poi aprì la scatola e vide un portafoglio in vera pelle particolarmente lussuoso, col nome Moth stampato sopra. Ciò gli diede l’impressione che la cosa avesse ormai ampiamente superato i confini di quello che si poteva ragionevolmente definire il regalo di un amico.

«Che quest’anno ti sia davvero benevolo. Che il tuo sogno di diventare artista si avveri, che possa finalmente avere una tua mostra. E che tu sia finalmente in gioco e innamorato, allo stesso tempo.»

Moth sorrise a Pun, ma era un sorriso che conteneva insieme felicità e malessere.

No. Non poteva lasciare che le cose continuassero così, finché l’amicizia tra lui e Pun non fosse caduta a pezzi.

Moth realizzò che doveva fare qualcosa. Ed è per questo che chiamò Dean.

Perché Dean fu la sola via d’uscita che gli venne in mente.


Moth era convinto che non ci fosse nulla di serio tra lui e Dean. Si stavano entrambi divertendo.

Da ciò che aveva sentito da altre persone e da ciò che lui stesso aveva sperimentato, Dean era malizioso, civettuolo e ci provava praticamente con tutti. Non credeva che Dean provasse qualcosa di particolarmente speciale per lui, al di là di volerlo aggiungere alla sua collezione. Quindi probabilmente non avrebbe fatto male a lasciare che Dean si godesse il suo nuovo giocattolo per un pò, se questo poteva permettergli di usarlo come mezzo per far capire a Pun che era giunto il momento di smettere di amarlo in segreto.

Era sicuro che Pun fosse abbastanza ragionevole e maturo da andare oltre. Sarebbe rimasto in silenzio se avesse saputo che era interessato a qualcun altro. E quel qualcun altro doveva essere Dean.

Si. Doveva far vedere a Pun che era interessato a Dean.

Suonava facile a pensarci. Chi avrebbe mai immaginato che una volta nella situazione reale, sarebbe stato così difficile? Soprattutto incontrarlo di nuovo in un momento in cui l’alcol non aveva ancora avuto la possibilità di offuscargli il giudizio. Moth trovò incredibilmente difficile adattarsi ad una persona come Dean. Che razza di lunatico era quel ragazzo? Pieno di arroganza, chiacchierone, e peggiore di tutto era la sicurezza sfacciata che ostentava apertamente, come se fosse davvero convinto che il suo fascino fosse straripante.

Beh, non era del tutto colpa di Dean se Moth per primo gli aveva fatto fraintendere le cose.

Bene. Tutto ciò che doveva fare era sopportare.

Nel primo pomeriggio, il Maniac Bar offriva un’atmosfera rilassata e poco affollata. Moth e Pun sedevano allo stesso tavolo di Dean, con Ten che lo accompagnava. Era stato Dean a chiamarlo, e ovviamente il motivo per cui era venuto era per vedere Pun.

Al contempo, non solo Moth era arrabbiato con Dean, anche Dean era irritato da Moth. Era stato Moth ad invitarlo ad uscire, ma se ne stava lì con un’espressione cupa, come se qualcuno lo avesse trascinato lì contro la sua volontà. Dean provò a parlarci, ma ottenne risposte monosillabiche. Talvolta Moth finse anche di non sentirlo.

Dean si considerava una persona paziente, ma persino lui iniziò a desiderare di mandare Moth a casa.

Se solo non fosse stato così carino.

Dean salvò la situazione parlando con Pun, che era molto più amichevole e con cui era più facile andare d’accordo. Non riuscì a non domandarsi come quei due potessero essere amici. Uno sembrava un angelo disceso dal cielo, l’altro non era diverso da un demone dell’inferno.

«Il tuo bicchiere è vuoto, Pun. Dai qui, te lo riempio io.»

«Non troppo. Mi ubriaco facilmente.»

«Non trattenerti. Ci divertiremo un sacco. Se ti ubriachi, mi prenderò cura io di te.»

Moth si sentì inspiegabilmente irritato dalle parole e dal comportamento di Dean. Rendeva ancora più chiaro che quel ragazzo davvero flirtava con chiunque incrociasse sulla sua strada.

«Grazie» disse Pun, accettando il drink freddo di Dean. Lo ringraziò gentilmente: «Sei molto bravo a prenderti cura delle persone, Dean.»

«Ovviamente. Si può dire che è un professionista» replicò Moth sarcastico, senza neanche sapere perché. Cosa aveva detto? Ma oramai le parole gli erano già uscite.

Dean e Pun si bloccarono al commento di Moth, costringendolo a ridere, come se avesse appena fatto una battuta.

Comunque, l’unica persona a non essere divertita era Ten, che sembrava essere stato completamente dimenticato, nonostante fosse seduto allo stesso tavolo. Si sporse verso Dean e gli sussurrò: «Sei un idiota, Dean. Ti ho detto di flirtare con Moth, non con il dottor Pun. Stai flirtando col ragazzo sbagliato!»

«Se avessi voluto Pun per me, perché diavolo ti avrei invitato? Hai la tua opportunità. Cerca un’occasione e parla con Pun da solo, invece di startene lì seduto in silenzio.»

Alla fine, Ten diventò solo più frustrato da se stesso perché non aveva il coraggio di iniziare una conversazione con Pun. Fu Pun il primo a parlare con lui.

«Il tuo piccolino è a casa?»

«A casa» replicò Ten con sincerità,« non mi permetterei di portarlo in un posto simile. Ho visto uno dei tuoi video. Dicevi che ai piccoli no piacciono i rumori forti, giusto?»

Sentire Ten rispondere in quel modo, gli fece venire quasi voglia di schiaffeggiarsi la fronte. L’atmosfera stava diventando così noiosa che Dean stava iniziando a perdere la pazienza. Così gli venne un’idea.

«Giochiamo a This or That. Così ci conosciamo meglio. Alzate la mano su quello che preferite.»

Dean era sicuro di aver gestito la situazione correttamente, perché Pun fu subito più coinvolto. Almeno così la conversazione sarebbe andata meglio che lasciarla continuare in modo imbarazzante. Per quanto riguarda l’altra persona che era parsa infastidita tutto il tempo, Dean provò ad ignorarlo.

«Rilassati e seduti, o EDM?»

Pun e Ten sollevarono la mano per dare la stessa risposta: «Sinistra.»

Dean fu l’unico a dire: «EDM.».

L’ultima persona rimasta restò in silenzio finché Pun non si voltò a guardarlo con aria di rimprovero, come per ricordargli che si stava comportando in maniera rude. Moth alla fine rispose con riluttanza.

«EDM.»

Dean lo guardò e sorrise perché aveva scelto la sua stessa risposta. Moth, per ragioni che neanche lui comprendeva, lo trovò irritante, e decise che la prossima volta avrebbe dato la risposta opposta a quella scelta da Dean.

«Mala o mookata?» (* Due piatti della cucina Thailandese)

Questa volta andò come Moth aveva previsto. Pun e Moh sollevarono la mano per mala, mentre Ten e Dean scelsero mookata.

«Davvero?» Dean colse l’opportunità per intavolare una conversazione e farla procedere. «Dr. Pun, non ti facevo qualcuno in grado di reggere il cibo speziato. È inaspettato.»

«All’inizio non ci riuscivo. Ma Moth mi porta sempre fuori a mangiarlo. Ora sono piuttosto bravo.»

Sentirlo rese solo Ten più sconsolato, perché sapeva perfettamente quanto a Pun piacesse Moth in segreto.

«Ti piacerebbe provare il mookata qualche volta?»

A quel punto Moth decise di fare lui una domanda This or That, sputandola fuori rapidamente.

«Preferite parlare con tante persone, o con una sola persona alla volta?»

Dean si bloccò per un secondo. Sapeva che l’altro avesse fatto deliberatamente quella domanda per giocargli un brutto tiro. Ma Dean non si tirò indietro. Mentre Ten, Pun e Moth sceglievano di parlare con una sola persona alla volta, lui scelse con sicurezza la prima risposta.

«Non è meglio? Con più persone parli, più possibilità hai di incontrare qualcuno.»

Dean ammiccò persino a Moth mentre lo diceva. Moth roteò gli occhi leggermente.

«Lasciate che ne faccia una io. Cani o gatti?» chiese Ten, per partecipare.

Questa volta Dean e Moth risposero esattamente allo stesso tempo senza pensarci.

«Cani.»

«I cani sono ovviamente più adorabili» disse Dean.

«Esatto» concordò Moth, «Per quanto riguarda i gatti, io davvero non capisco come qualcun possa tenerli.»

Ten e Pun furono sorpresi che quelle due persone, che sembravano contraddirsi costantemente, riuscissero all’improvviso ad andare così d’accordo.


«Io devo andare. Ho un appuntamento presto domani mattina» disse Pun a Moth mentre erano nel bagno insieme.

«Di già?»

Moth si fermò, sentendo di non essere riuscito per niente ad attuare il suo piano. Aveva voluto rendere chiaro a Pun che gli piacesse Dean, ma ora aveva la sensazione di non aver ottenuto niente. Moth era furioso con se stesso per non essere stato capace di costringersi a farlo.

«Non mi avevi detto fin dall’inizio che saremmo venuti qui dopo. Pensavo che saremmo andati solo a cena.»

Moth fu quasi sul punto di chiedergli di restare, ma Pun parlò per primo.

«Come lo conosci, Dean?»

Moth si irrigidì per un attimo. Qualcosa nel tono di Pun gli disse che il suo piano poteva star funzionando meglio di quanto credesse.

«Noi…ci siamo incontrati qui. È venuto a parlarmi» disse, guardando attentamente la reazione di Pun, mentre metteva su un’espressione sorpresa. Forse meritava un oscar per questo. D’altro canto, Pun non era mai stato molto bravo a nascondere i suoi sentimenti.

«Siete così in confidenza adesso, da chiedergli di uscire con noi?»

«Hmm. Uscire con uno come lui è piuttosto…divertente.»

«Vieni via con me, adesso?»

Moth guardò Pun negli occhi, prese un profondo respiro, e poi scosse la testa.

«No. Voglio restare ancora un pò. Tu vai. Non lasciare che ti rovini il lavoro.»

Pun restò lì nel bagno per un pò. Non avrebbe dovuto essere così difficile per Moth rendere chiaro che stesse vedendo qualcuno. Non sapeva se Pun gli avesse creduto, ma aveva lasciato che quel malinteso si protraesse troppo a lungo, consapevole che permettere a Pun di continuare a provare interesse per lui sarebbe stato un errore. Mantenere il segreto avrebbe solo causato più sofferenza in futuro. Quindi Moth doveva essere forte e interrompere la conversazione seduta stante.

«Non preoccuparti per me. Dean sembra solo un ragazzo strano»

«Andiamo fuori.»

«Non ti accompagno all’uscita.»

Pun si fermò per un attimo, ma alla fine sorrise e si forzò a rispondere con naturalezza: «Mm.»

Moth subito si voltò e tornò dentro, aspettandosi che le luci accecanti e i rumori del bar, soffocassero il senso di colpa che sentiva nel petto.

Mi dispiace, Pun. Ma sbrigati e colpiscimi. Così possiamo essere amici come prima. Ti prometto che non ti farò del male e sarò il miglior amico possibile.

Moth sperò che la promessa che aveva fatto silenziosamente nel suo cuore, lo avrebbe fatto sentire meglio.

Non accadde.

Qualche volta si odiava davvero per essere così.


Moth tornò al suo tavolo e subito sollevò il bicchiere, bevendo tutto l’alcol in un sorso.

Vedendolo tornare da solo, Ten gli chiese perché, dal momento che lo aveva visto andare con Pun.

«Dov’è il Dr. Pun?»

«Se n’è andato.»

Dean lo fissò impassibile, mentre Ten sbottò: «Cosa? Quando se n’è andato?»

«Proprio adesso.»

«Vado anch’io, Dean. Sono preoccupato per il mio piccolino.»

Ten non aspettò di vedere la reazione di Dean. Afferrò la sua grossa borsa a spalla e andò via di fretta.


Ten lasciò il pub e vide la schiena di Pun non troppo lontana. Si affrettò per raggiungerlo.

«Dottor Pun! Dottor Pun!»

Pun non lo sentì. Stava già salendo su un taxi appena accostato al bordo della strada, e l’auto partì. Ten quasi svenne lì in mezzo alla strada, frustrato da se stesso. Finalmente aveva ottenuto la possibilità di trascorrere del tempo con la persona che gli piaceva, e nonostante ciò, un codardo come lui non era riuscito a fare più di quello.

Ma mentre era lì in piedi a sentirsi miserabile, il taxi di Pun tornò indietro. Pun abbassò il finestrino per parlare con lui.

«Qualcosa non va, Ten? Ti ho visto corrermi dietro.»

Ten si congelò, col cuore al vento, ma alla fine decise di fare ciò che aveva pianificato e non aveva avuto il coraggio di fare. Tirò fuori una scatola regalo, e la offrì a Pun.

«L’ho comprato per te, dottore. Grazie per esserti preso cura di me dall’inizio.»

Pun sembrò sorpreso per un momento, poi sorrise e lo ringraziò.

«Grazie.»

Vedere il sorriso di Pun fece quasi impazzire Ten. Sapeva che l’altro fosse solo gentile, ma nonostante questo, Ten si innamorò ancora di più. Soprattutto quando Pun aggiunse: «Ci vediamo qualche giorno.»

«Okay.»

Pun gli sorrise, tirò su il finestrino, e il taxi partì, mentre Ten lo guardava andarsene col cuore pieno.


Dean e Moth sedevano insieme nel club. Ora erano rimasti da soli, dato che tutti gli altri erano già andati via. Quando il silenzio tra loro si protrasse troppo a lungo, Dean si rivolse a Moth.

«Perché mi hai scritto, oggi?»

«Non posso?»

«Sei sparito per giorni.»

«Oh, quindi eri sicuro che ti avrei scritto?»

Moth sapeva che Dean stava probabilmente solo provando a dirgli qualcosa di stupido e civettuolo, come al solito. Lo sapeva. Ma il senso dell’umorismo di Moth era troppo sgradevole da ignorare.

«Puoi smetterla di giocare a questo gioco? Non fa per me.»

Dean si accigliò leggermente. Ai ragazzi attraenti di solito piaceva fare i difficili. Ma in qualche modo questo era stranamente sfidante.

«Che c’è di male? Sto solo flirtando.»

«Allora chi è che ha detto che mi avrebbe infastidito? Non mi hai mandato nemmeno un messaggio.»

«Dovresti essere tu a scrivermi per primo. Sarebbe equo.»

«Se parli con così tante persone da non trovare un posto per me, dillo e basta.»

«Lo sai? Se fossi un pò meno crudele, saresti molto più carino.»

Moth si voltò per affrontarlo, ma in quel preciso momento Dean gli pizzicò leggermente la guancia e parlò per primo.

«Anche così, sei già dannatamente adorabile.»

I loro occhi si incontrarono di nuovo. Stavolta Moth sembrò dimenticare l’irritazione per un attimo. La profondità negli occhi di Dean era quasi ipnotica, facendo di nuovo battere forte il cuore di Moth.

Dean provò qualcosa di molto simile. D’un tratto, quelle morbide, labbra rosate, che non avevano aggiunto altro…quelle cose affilate e odiose, gli sembrarono incredibilmente tangibili e invitanti.

Per un attimo, sembrarono entrambi vittima dello stesso incantesimo.

Poi Dean mise una nuova canzone.

Tu mi fissi, e ti fisso anch’io.

Mi guardi e io ti guardo negli occhi. Tu.

Continui a guardarmi, e ti guardo anch’io.

Tu guardi me, io guardo te.

Era una canzone così vecchio stile. Nonostante il ritmo fosse piacevole da ascoltare, il testo era….dolorosamente stucchevole.

E nonostante ciò…

Innamorarsi era sempre un pò sdolcinato, no?


Nessuno dei due sapeva da quanto fosse finita, ma il cervello di Moth fu il primo a funzionare di nuovo. Si allontanò bruscamente, proprio mentre Dean stava per sporgersi verso di lui.

«Io vado a casa.»

«Cosa?» chiese Dean, stordito, come qualcuno che si era svegliato nel bel mezzo di un sogno. Il senso di ebbrezza era svanito.

«Ho detto che vado a casa.»

Moth non attese di discutere. Si voltò e se ne andò immediatamente.

La nebbia mentale di Dean si dissipò completamente. Si affrettò a corrergli dietro e lo chiamò, una volta usciti in strada.

«Hey! Hai attirato la mia attenzione e ora te ne vai dopo che ci siamo appena visti?»

Dean non pianificava mai le cose troppo attentamente. Se voleva venire, veniva. Se voleva andare, andava. Ma Moth all’improvviso si girò, bloccandosi sul posto.

«Te lo chiedo un’ultima volta. Vuoi seriamente provarci con me?»

Moth stesso si stupì dell’entusiasmo sul volto di Dean, ma il suo istinto gli disse che se non avesse ceduto, l’avrebbe costretto a rispondere immediatamente.

«Perché fai tutto questo casino? Non abbiamo mai concordato per quanto tempo saremmo rimasti.»

«Cazzo. Così non va bene.»

«Se non ti sta bene, possiamo smettere di parlare.»

Era la prima volta che qualcuno riusciva a portare l’irritazione di Dean da semplice fastidio a vera e propria rabbia. Ma non attaccò. Semplicemente si voltò e tornò nel bar, tenendo l’altro fermamente ancorato alla sua mente.

«Che diavolo? Perché si è arrabbiato?»

Moth aveva pensato di andare a casa, ma ancora non riuscì a costringersi ad andarsene. Non riuscì a smettere di sentirsi in colpa per fatto arrabbiare Dean così tanto.

Ripensandoci, non era giusto che Moth lo lasciasse andare così facilmente, quando aveva pianificato di usare Dean sin dall’inizio. L’irritazione verso se stesso divampò di nuovo, seguita dalla solita impulsività.

Moth tornò nel bar, con l’intenzione di scusarsi. Forse non poteva dirlo apertamente, ma almeno poteva cambiare idea e restare a tenere compagnia a Dean. Ma non appena entrò, ciò che vide lo fece voltare immediatamente.

La persona che si era appena arrabbiata con lui così tanto, era ancora seduta allo stesso tavolo dove Moth lo aveva lasciato, sorridendo e chiacchierando felicemente con un bell’uomo come se fossero la coppia perfetta.

Moth fece subito dietrofront.

Il senso di colpa che aveva sentito un attimo prima scomparve, rimpiazzato da pensieri che vorticavano furiosamente nella testa.

Forse l’unico motivo per cui possiamo ferirci a vicenda, è che certe persone sono altrettanto pronte a comportarsi da stronze con noi.

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