Dopo aver lasciato il Maniac Bar, Dean e Ten finirono a mangiare noodles insieme al negozio lungo la strada.

Dean era già irritato.

«Seriamente, Ten. Come stanno esattamente le cose tra te e il Dr. Pun? Hai detto di averci già parlato prima, giusto?»

Ten aveva trascorso l’intera serata ad insistere che la ragione per cui era uscito, era perché volesse fare progressi con Pun. Eppure il bar aveva chiuso, e non era stato capace di dirgli una sola parola. Anche quando l’atmosfera aveva raggiunto il punto in cui praticamente tutti nel bar si erano sentiti come se fossero migliori amici, Ten era rimasto immobile al suo tavolo.

Dean era stato anche disposto ad accompagnarlo e ad aiutarli a presentarsi. Ma Ten ancora non aveva osato. Il che era stato particolarmente fastidioso, perché Dean aveva segretamente sperato di usare Ten come ponte per avvicinarsi all’altro uomo che aveva catturato il suo sguardo.

Alla fine, entrambi erano tornati a casa a mani vuote.

Dean socchiuse gli occhi.

«Dimmi la verità. Tutto questo parlare di lui riguardo il diventare la madre dei tuoi figli…è tutto nella tua testa, non è vero? Non lo conosci davvero.»

«Io davvero ci ho parlato» protestò Ten debolmente.

«Come?»

«Ho portato il mio animale domestico nella sua clinica. Ci ho parlato mentre lo visitava.»

Dean stava iniziando a capire.

«E lui ti ha detto personalmente che sarebbe venuto al Maniac stasera?»

«No, l’ho sentito parlare al telefono.»

«Cazzo. Questo non conta come conoscerlo. Eri un suo cliente.»

«Ma mi piace davvero tanto» insistette Ten. «Quando mi sveglio, penso a lui. Quando dormo, lo sogno. Non ho mai provato nulla del genere per nessuno prima d’ora»

Dean sospirò. Sospettava già che la storia sarebbe finita più o meno così. Solo, non si aspettava di prenderci così bene.

«Allora non c’è niente che tu possa fare. Probabilmente è venuto col suo fidanzato.»

Pensare all’uomo sconosciuto che aveva visto con Pun fece irritare Dean di nuovo. Anche se Ten si era rifiutato di approcciare Pun, questo normalmente non lo avrebbe frenato. Qualcuno come Dean avrebbe avvicinato lo sconosciuto e si sarebbe presentato. Il problema era che Dean non riusciva a capire quale fosse la relazione di Pun con quell’altro uomo.

Erano arrivati insieme. Avevano trascorso parecchie ore quasi esclusivamente insieme. Nessuno di loro aveva prestato molta attenzione verso qualcun altro. Era perfettamente ragionevole dedurre che si stessero frequentando.

Se Ten fosse andato lì, Dean avrebbe potuto almeno unirsi a lui con il pretesto di aiutare l’amico ad investigare sulla situazione, senza dare l’idea di voler palesemente flirtare con qualcuno.

«Non escono insieme» dichiarò Ten all’improvviso.

L’attenzione di Dean si affilò immediatamente.

«Ah no?»

«No. Sono amici.»

Ten posò le sue bacchette e bevve, comportandosi di punto in bianco come se stesse per tenere una conferenza stampa dell’intelligence governativa.

«Ma Pun…ha una cotta segreta per quell’amico.»

Dean si fermò.

«Come diavolo fai a sapere tutto questo?»

«Lo so e basta.»

Ten continuò: «Quel ragazzo si chiama Moth. Pun ha una cotta per lui da parecchio tempo, ma non ha mai avuto il coraggio di dichiararsi.»

«Perché?»

«Perchè Moth è completamente pazzo.»

Dean si accigliò.

«Pazzo come?»

«Se qualcuno flirta con lui, subito inizia a comportarsi in maniera terribile verso quella persona. E ogni volta che qualcuno prova ad essere romantico, lo taglia fuori dalla sua vita.»

Ten sembrava molto serio.

«Se esistesse un premio per la persona più difficile da conquistare sulla faccia della terra, Moth lo vincerebbe.»

Lo sapeva anche Pun. Proprio per questa ragione non si era mai dichiarato. Pun temeva che nel momento in cui avesse ammesso i suoi sentimenti, Moth lo avrebbe eliminato completamente dalla sua vita. Quindi si era tenuto tutto per sè.

Ten sospirò drammatico.

«Pensaci. Se le cose restassero così per sempre, quando potrò mai avere la mia occasione con Pun?»

Dean lo fissò.

«Quindi…si.Qualcuno qui è proprio pazzo.»

«Vero? Non riesco a credere che uno come Moth esista davvero.»

«Io non parlavo di lui.» Dean aveva proprio perso la pazienza. «Parlavo di te, idiota.»

Ten sbattè le palpebre.

«Hai costruito l’intero film nella tua testa! Li conosci così bene che potresti tranquillamente essere loro. Un parassita che vive dentro di loro. Dimentica di essere un editor, con un’immaginazione come la tua dovresti scrivere sceneggiature.»

«Non l’ho immaginato! Ho indagato. È tutto vero.»

«Il che è anche peggio» rise Dean. «E prima che inizi a scavare nella vita sentimentale di qualcuno, non dovresti scoprire se Pun sa almeno che esisti?»

Questo colpì Ten dritto in testa. La sua espressione si spense.

«Si, beh…lui è di prim’ordine. Qualcuno di così in basso come me probabilmente non avrebbe alcuna possibilità, comunque.»

Dean si sentì immediatamente in colpa. Non aveva intenzione di demolirlo.

«Non ho detto questo. Ma se ti piace, provaci. Non fantasticare soltanto tutto il giorno.»

«Pensi davvero che abbia una possibilità?»

«Ovviamente. Tutto può succedere. Ma non puoi restare qui ad aspettare che l’occasione ti cada tra le braccia. Devi uscire e trovarne una.»

«Ma se Pun non mi dà nessuna possibilità, resta lo stesso impossibile» Ten sospirò. Poi, evidentemente, qualcosa scattò nella sua testa. La sua espressione cambiò completamente.

«Diavolo. Lo so!»

Dean lo guardò sospettoso.

«Okay. Proverò a conquistare Pun.» Una pausa. «Ma tu devi aiutarmi conquistando Moth».

Dean lo fissò.

«Cosa?»


Se c’era una cosa che Moth odiava più di qualsiasi altra cosa al mondo, era chi flirtava con lui. Aveva già deciso che il romanticismo non avrebbee mai avuto nulla a che fare con la sua vita. Non importava chi provasse ad avvicinarlo. Bello, ricco, gentile, affascinante. Nessuno riceveva un trattamento di favore. Nel migliore dei casi, Moth ignorava chi flirtava con lui. Nel peggiore, dipendeva da quanto fossero fastidiosi o inappropriati, li distruggeva verbalmente.

E quel giorno Moth era particolarmente irritato. Quella mattina, un famoso sito online aveva pubblicato una sua intervista.

Moth era un fumettista e illustratore la cui fan page contava diverse centinaia di migliaia di iscritti. Di norma non gli sarebbe dispiaciuto della pubblicità, ma il sito apparteneva a un grande gruppo di intrattenimento che gestiva media online, pubblicazioni e produzioni video. Avevano ingaggiato Moth per diversi lavori prima.

Moth sperava che mantenere dei buoni rapporti con loro, gli avrebbe portato, col tempo, grandi opportunità. Magari pubblicare una raccolta dei suoi lavori, o disegnare dei personaggi per un progetto d’animazione. Quindi quando il fotografo gli aveva chiesto di fare delle foto per l’articolo, aveva accettato.

L’articolo aveva, infatti, incrementato il numero dei suoi followers.

Meraviglioso.

Il problema?

Invece di essere piena di offerte di lavoro, la sua casella di posta elettronica era intasata di persone che ci provavano con lui perché avevano visto la sua foto.

Dozzine di loro. Moth avrebbe voluto urlare.

Chiamò Pun per lamentarsi. Pun rise.

«Cosa c’è di male nell’essere un artista abbastanza bello da sembrare una celebrità?»

«Non capisco. Mi stavo facendo gli affari miei. Se avessi saputo che sarebbe andata così, non gli avrei mai permesso di usare la mia foto. Se mi avesse portato più lavoro e nuove opportunità, bene. Ma tutto ciò che ho ottenuto sono messaggi da…persone che vogliono provarci con me.»

«Se chiunque altro si lamentasse di essere troppo attraente, probabilmente lo odierei» scherzò Pun. «Ma siccome sei tu, lo capisco.»

«Capisci cosa? Che sono pazzo?»

«Non ho mai detto che sei pazzo.»

Pun fece una pausa.

«Sto solo dicendo che…se questa tua paura dell’amore è una qualche sorta di disturbo, forse uno psicologo potrebbe aiutarti.»

«Non ho nessun disturbo! Okay? È solo che non voglio essere coinvolto da nessuno, e non…mi piace quando qualcuno è coinvolto da me. Tutto qui.»

Nonostante le battute, Moth si riteneva molto fortunato ad avere Pun. Era l’unica persona sulla quale poteva scaricare tutti i suoi pensieri più brutti, senza preoccuparsi di essere giudicato. Per quanto antisociale potesse essere, Moth capiva di non poter essere completamente se stesso di fronte a chiunque.

Ma con Pun, poteva. Moth si fidava di lui. Ed era convinto che quasi nulla al mondo avrebbe potuto distruggere la loro amicizia.

Quasi.

C’era una possibilità. Una che Moth sperava disperatamente non sarebbe mai accaduta.

Poi Pun accennò con nonchalance: «Oh, ti ho ordinato del cibo. Dovrebbe essere di sotto. Ricordati di andare a prenderlo.»

Moth si accigliò immediatamente.

«Ecco! Questo! Quando la smetterai di prenderti cura di me come se fossi un bambino?»

«Stavo ordinando per me e c’era una promozione, quindi ho ordinato anche per te. È da quel ristorante, quello che ti piace.»

Moth si addolcì un pò.

«Okay…grazie.»

Tuttavia, quando riagganciò, il senso di disagio rimase. Forse lo stava immaginando. Ma da un pò, Moth sospettava che i sentimenti di Pun per lui avessero iniziato ad andare oltre l’amicizia. Qualche volta Pun agiva come se volesse oltrepassare quella linea.

Mai apertamente. Solo piccoli indizi. Piccoli gesti d’attenzione. Piccole cose che individualmente potevano essere ignorate. Tuttavia, insieme, rendevano Moth nervoso.

Quel gioco di parole stava diventando una bomba ad orologeria. E Moth doveva assicurarsi che non esplodesse.


Quella stessa sera, Moth si ritrovò in una situazione ancora più strana. Aveva accettato di cenare con un famoso scrittore che voleva sviluppare un progetto per un fumetto. Lo sceneggiatore era incaricato della storia. Moth era incaricato dei disegni.

In passato lo scrittore aveva collaborato con successo con un altro illustratore su parecchi lavori molto noti. Ma, per qualche motivo, la collaborazione era terminata. E ora aveva chiesto a Moth di lavorare insieme. Per Moth poteva essere un’enorme opportunità.

Per questo provò a non pensare troppo al fatto che lo scrittore lo avesse invitato a cena in un ristorante costoso. O che fosse trascorsa mezz’ora, e l’uomo era parso più interessato ad avviare una conversazione personale, che discutere del progetto.

Alla fine, Moth prese in mano la situazione.

«Ho letto il tuo manoscritto, così ho creato qualche illustrazione dei personaggi per te» provò ad indirizzare la conversazione verso il lavoro. «Da ciò che ho capito dei personaggi…»

«Questo non è un incontro di presentazione, Moth» lo interruppe gentilmente lo scrittore. «Seguo già il tuo lavoro. Sono sicuro che il tuo stile è esattamente ciò che voglio.»

Moth si fermò.

«Pensavo volessi parlare del progetto.»

«Volevo solo incontrarti.»

Era attraente. Ben vestito. Ovviamente sofisticato, vista la scelta del ristorante. Intelligente e sereno, proprio ciò che ci si sarebbe aspettato da uno scrittore famoso. Probabilmente non sarebbe stato difficile, per molte persone, trovarlo attraente.

Sfortunatamente per lui, Moth non era tra quelle persone.

«È un progetto a lungo termine» continuò lo scrittore. «Se davvero lavoreremo insieme, potremmo restare nella vita dell’altro per anni.»

«Se il progetto dura così tanto» replicò Moth. Il commento gli sfuggì più brutale di quanto sarebbe stato appropriato in una trattativa di lavoro. Ma aveva davvero poca pazienza quando si sentiva a disagio.

Lo scrittore sorrise in modo rigido.

«Sei molto diretto.»

«Scusa.»

Moth ancora non voleva distruggere del tutto l’opportunità.

«Non voglio dire che non sarà un successo. Sto solo dicendo che nessuno sa cosa accadrà in futuro.»

«Io sono sicuro sarà un successo.» Lo scrittore sembrava così straordinariamente sicuro di sé, che Moth riconsiderò la sua valutazione precedente.

Okay. Al diavolo tutte le cose positive che aveva pensato di lui. Quello andava ben oltre la sicurezza e si avvicinava pericolosamente all’arroganza. Moth voleva andarsene immediatamente. Le buone maniere furono la sola cosa che lo tennero seduto.

Poi il cameriere portò del vino. Lo scrittore sollevò il bicchiere.

«Per il successo futuro.»

Moth si costrinse ad essere partecipe.

Sii paziente. Solo, sii paziente.

Poi lo scrittore spezzò l’ultimo filo.

«Quindi…sei fidanzato?»

La pazienza di Moth evaporò.


Più tardi, Pun quasi urlò al telefono: «Aspetta. Te ne sei andato così?»

«Che razza di conversazione di lavoro era? Prima mi chiede se ho un fidanzato. Poi qual è il mio tipo.»

«Quindi davvero non vuoi più lavorare con lui?»

«Esatto.»

«Ma, Moth, è uno scrittore molto talentuoso. Eri così emozionato quando hai scoperto che voleva illustrassi il suo progetto.»

«Volevo lavorare con lui. Tutto qui. Non volevo niente di più.»

«Non pensi di star buttando via un’opportunità?»

Moth sputò fuori: «Non definirlo buttare via un’opportunità. Se sai già come va a finire un libro, perché sprecare tempo ad aprirlo?»

Nonostante la sua rabbia, dentro di se era frustrato. Aveva davvero appena perso un’importante opportunità lavorativa per qualcosa di così stupido? Pensarci lo lo fece sentire miserabile.

«Vorrei un drink. Puoi uscire stasera?»

Di norma Pun accettava immediatamente. Questa volta ci fu una pausa.

«Devo partecipare ad un matrimonio. Uno dei miei amici dottori si sposa.»

«Oh»

Moth si ricordò improvvisamente che Pun aveva una vita al di fuori di lui. Forse si era abituato troppo all’idea che Pun sarebbe sempre stato lì, disponibile ogni volta che ne aveva bisogno.

Poi Pun aggiunse: « Posso lasciare prima il matrimonio e venire da te dopo.»

Moth restò immobile. Se avesse ignorato tutte le preoccupazioni e agito da egoista, sarebbe stato felice. Ma avrebbe solo peggiorato il disagio e il senso di colpa. E chiedere a Pun di sacrificare la sua vita personale ogni volta che Moth lo chiamava, avrebbe solo accelerato l’innesco di quella bomba ad orologeria. Non poteva più permettere alle cose di andare in questo modo.

«No. Vai al matrimonio del tuo amico. Ne parliamo più tardi.»

«Moth…»

Moth riagganciò subito.

Davvero, davvero non voleva perdere Pun come amico.

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