Per le altre persone, Maniac Bar avrebbe potuto essere un semplice bar incredibilmente popolare e affollato. Anche durante la settimana. Nei weekend, capitava che le persone dovessero prenotare con mesi di anticipo. Ma per Dean, quel posto era praticamente la sua seconda casa.
Se qualcuno gli avesse chiesto cosa ci fosse di così speciale lì, probabilmente avrebbe risposto “niente”. Era un ordinario pub e bar. L’interno era stiloso e moderno, ma niente di lussuoso. Stravagante. I drink erano assolutamente standard e la musica nemmeno era nulla di straordinario.
La cosa migliore del Maniac Bar erano le persone. Facce vecchie o nuove, l’ottanta percento di loro erano ciò che Dean avrebbe definito “materiale di prima classe”. Ogni qualvolta Dean andava lì, poteva contare sul fatto che avrebbe ricavato qualcosa dalla serata.
Ciò che ottenne in realtà, fu tutt’altra cosa.
Mentre la musica si intensificava e le luci vagavano per il club, parecchi bicchieri di vetro furono sollevati e svuotati in un solo sorso. Allo stesso tavolo c’erano Om e Boom, due attrazioni regolari che Dean conosceva bene. Boom teneva ancora un bicchiere con metà dell’alcol rimasto, così Dean si accigliò.
«Hey, perchè non lo hai finito?»
«Non posso. Che succede se mi ubriaco e non c’è nessuno qui a prendersi cura di me?» si lamentò Boom, ironico.
Dean immediatamente stette al gioco.
«Di cosa hai paura? Io mi prenderò cura di te.»
Boom rise e finse di spingerlo via.
«Oh. Che numero sono nella lista? Primo?»
Om rise con loro.
Om e Boom erano habitué di alto rango, per gli standard di Dean. Di solito uscivano insieme e Dean si era avvicinato ad entrambi.
«Ritorno al mio tavolo. Torno dopo.»
Peccato che tornare al suo tavolo era più facile a dirsi che a farsi. Dean si spostò nel bar, salutando ad ogni tavolo. Alcuni erano cari amici, altri conoscenti, con alcuni aveva parlato solo online, e molti li aveva appena conosciuti quella sera. Le persone lo fermavano anche solo per chiedergli il suo Instagram.
Dean non rifiutava quasi mai. Dopotutto, l’amicizia è gratis. Perchè mai qualcuno dovrebbe rifiutarla?
Quando finalmente arrivò al suo tavolo, aveva fatto fermate lungo il percorso per almeno un’ora.
«Dannazione, sei popolare», si lamentò il suo caro amico Ten che lo stava aspettando, «Di questo passo, vuoi vincere il Premio Nobel per l’amicizia?»
«Che cazzo dici? Non c’è nessun Premio Nobel per l’amicizia. C’è quello per la pace.»
Dean non era irritato dalla battuta. Era irritato dal suo tavolo. Era terribile, nascosto in un angolo da cui non riusciva a vedere niente. Fortunatamente, Dean era in confidenza con P’Jo, il membro senior dello staff che supervisionava i camerieri. Non appena vide P’Jo finire di servire un altro tavolo, corse da lui. Gli gettò un braccio attorno e attivò immediatamente l’incantesimo.
«Ciao, P’Jo.»
«Quante altre cazzo di volte mi saluterai stasera, Dean?» scherzò P’Jo prima che…
«Ricordi qualcosa?»
«Ovviamente. Lo avevo dimenticato. È il tuo compleanno, scusa. Vedo la tua faccia così spesso che ho dimenticato che non vivi qui.»
«Cosa? Non è una cosa buona essere un cliente fedele? Se continui a parlare così, metto il broncio e vado da qualche altra parte.»
Dean fece volontariamente un faccia pietosa finchè P’Jo non gli pizzicò affettuosamente la guancia. P’ Jo sapeva perfettamente che Dean stava recitando, ma ciò non significava che la recitazione fosse inefficace.
«Okay, okay. Stavo scherzando. Continua a venire. Se sparissi, mi mancheresti.»
«P’Jo, posso cambiare tavolo? Il mio fa schifo»
«Perché? Non hai una visuale abbastanza ampia da qui?» scherzò P’Jo, colpendo lievemente Dean sul naso. «Guardati, famoso influencer che sei. Dovunque ti siedi, le persone ti guardano comunque.»
E non era un’esagerazione. Un numero considerevole di persone stavano davvero guardando Dean. Alcune con ammirazione. Altre, forse, con invidia. Era ciò che si otteneva dall’essere un noto influencer con un enorme seguito.
«Non è questo. E’ solo che qui non è divertente. Dai, P’Jo. Posso spostarmi?»
«Okay, vedo cosa posso fare. Scusa, non sapevo che quello fosse il tuo tavolo.»
«Grazie.» Dean sorrise luminoso. Era dura per tutti restare forti quando cominciava a comportarsi così.
Ten era meno interessato di Dean nel fare festa. I loro stili di vita erano drammaticamente differenti. A Ten piaceva la pace e la tranquillità, e odiava i posti affollati. Ad ogni modo, quella sera era uscito volontariamente perchè aveva un obiettivo molto preciso.
«Perchè stasera devo incontrare la madre dei miei figli» dichiarò riguardo la sua infatuazione. «Ha detto che sarebbe stato qui».
Dean si irrigidì.
Si era perso un enorme pezzo di gossip in qualche modo? Vedeva Ten ogni settimana perché lavoravano insieme. Se Ten avesse avuto un fidanzato non c’era alcun dubbio che Dean lo avrebbe saputo. La sua confusione sparì quando Ten aprì il profilo Instagram di qualcuno e glielo mostrò.
«Oh. Dr. Pun.»
Dean lo riconobbe. Pun era un veterinario con una presenza online impressionante. Dean aveva già incrociato qualche suo contenuto prima.
Un pò più tardi, qualcuno entrò nel bar. Ten si rianimò immediatamente.
«Merda. Eccolo. È qui!»
Dean si girò a guardare l’uomo che Ten aveva atteso.
Dean non era qualcuno che sceglieva i suoi amici sulla base del loro aspetto fisico. Gli importava di più che le persone si sentissero a proprio agio e che le loro personalità fossero compatibili. Detto questo, di sicuro categorizzava le persone nella sua testa: Primo livello. Livello intermedio, e così via.
E riguardo il Dr. Pun?
Il Dr. Pun era senza ombra di dubbio di prim’ordine. Era bello e impeccabilmente curato, con un look pulito che faceva sembrare facesse la doccia dieci volte al giorno. Il suo curriculum era ugualmente impressionante. Era un veterinario che aveva la propria clinica, e un influencer di alta qualità che faceva contenuti sugli animali. Persino Dean, che aveva il minimo interesse per gli animali, qualche volta guardava i suoi contenuti. E Dean sospettava che, molti dei followers di Pun, nemmeno avessero degli animali domestici. Erano probabilmente lì solo perché volevano sentire la sua voce morbida e vedere il sorriso affascinante e caloroso del veterinario.
In effetti, non era sorprendente che le persone si innamorassero di lui.
Soprattutto Ten.
Ten divenne insolitamente nervoso quando Pun si avvicinò. Dean aiutò a fare le presentazioni, anche se venne fuori che tecnicamente si erano già incontrati nella clinica veterinaria di Pun. All’inizio, Pun non si ricordò molto bene di Ten, lasciandolo visibilmente scoraggiato finchè, alla fine, Pun lo riconobbe come il proprietario di uno dei suoi pazienti animali.
Ten tornò immediatamente in vita.
Pun si scusò per non averlo riconosciuto subito, spiegando che il bar era buio e troppo affollato. Ten con entusiasmo lo rassicurò che non ci fosse nulla di cui scusarsi. Dean osservò l’intero scambio con la netta sensazione di venire trascinato dal dolore.
Il suo amico era palesemente cotto.
Alla fine, Pun si avviò attraverso il bar. Ten e Dean lo seguirono e lo videro approcciare un altro uomo seduto. Pun lo salutò calorosamente e lo abbracciò.
Dean immediatamente buttò fuori d’impulso: «Aspetta…è venuto col suo fidanzato?»
«Non penso» replicò Ten, anche se non sembrò particolarmente convinto.
L’uomo che Pun aveva appena abbracciato si voltò verso di loro. I suoi occhi incontrarono quelli di Dean. E quella fu la prima volta che Dean e Moth si sincontrarono.
Dean di solito non necessitava di più di cinque secondi per categorizzare mentalmente qualcuno che aveva appena incontrato. Ma quando guardò quell’estraneo, qualcuno che non era mai apparso nel suo catalogo personale, Dean si ritrovò incapace di decidere dove Moth appartenesse.
Moth era alto e magro, con un sorprendente senso dello stile. C’era qualcosa di inusuale nel suo aspetto, qualcosa che sfuggiva a qualsiasi classificazione secondo i soliti schemi di Dean. E c’era quel sorriso. Un lieve, quasi derisorio sorriso, come se Moth fosse silenziosamente divertito da tutti coloro che lo circondavano. Questo da solo bastava a renderlo interessante.
Comunque, la reazione di Moth fu considerevolmente meno drammatica. C’erano uomini nel mondo come Cha Eun-woo, Henry Cavill, e molti altri la cui bellezza era innegabile. In confronto a persone come quelle, Moth non era convinto che quello sconosciuto fosse così straordinariamente bello da meritare che ricambiasse il suo sguardo. Eccetto, forse, per quel sorriso.
Pun notò la mancanza di reazione di Moth.
«Lui è Dean» spiegò, «il proprietario di EveryDean Live.»
«Non lo conosco» Moth distolse immediatamente lo sguardo dal sorriso attraente di Dean e sollevò il suo drink.
Pun fu scioccato.
«Cosa? È molto famoso. Ha milioni di followers. Davvero presti così poca attenzione al mondo?»
«Preferisco prestare attenzione a cose che hanno davvero una sostanza.»
Pun rise. La bocca di Moth riusciva ad essere ferocemente grezza, qualcosa che avrebbe scioccato chiunque non lo conoscesse. Ma Pun conosceva Moth abbastanza bene da non restarne più sorpreso.
Più tardi, durante la conversazione, Moth scoprì qualcosa di notevolmente più interessante riguardo l’attraente sconosciuto dall’altra parte della stanza. Pun spiegò che parecchie delle persone di cui stavano parlando, erano state un tempo lo scenario delle conversazioni romantiche o sessuali di Dean.
Moth chiese chiarimenti. Lo scambio di parole lasciò spazio alla battuta finale: «Le sei persone che ho appena menzionato? Ciascuna di loro parlava con Dean. E lui parlava con tutte loro contemporaneamente.»
Pun rise mentre lo rivelava, perché la storia sentimentale di Dean era evidentemente abbastanza divertente da meritare di essere raccontata. Moth, comunque, non fu neanche lontanamente divertito. E ad un tratto capì qualcosa.
Ecco quanto fosse pericoloso il sorriso di Dean.


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